Cavolo che Verza, Giovanni!

A volte le idee ti arrivano in testa perché tra i miliardi di informazioni che nella tua vita passano attraverso il tuo cervello, qualcosa dicidi di fermare, elaborare, archiviare. Io, inconsapevolmente, la scorsa settimana ho fatto una citazione di una famosa campagna pubblicitaria di una dozzina di anni fa.

Ho creato in verità un personaggio, infreddolito dal clima rigido, adagiato sulla neve che studia un piatto caldo da mettere in tavola, ma l’utilizzo della verza come testa è una inconfutabile assonanza. Evidentemente avevo trattenuto lo spirito che aveva guidato il progetto di Esselunga, perché lo avevo trovato azzeccato, e questo mi diverte, è cultura anche questa, pubblicitaria nella fattispecie. Passatemi questa piccola digressione, prima di arrivare al nostro argomento del giorno, per ricordare brevemente questa bella campagna a firma dell’agenzia Armando Testa.
L’idea di associare nomi di personaggi famosi della storia, ad ortaggi, frutta, formaggi … non è solo divertente e ironico, ma aggiunge anche un pizzico di “contenuto” nel riportarli alla nostra mente associando quelli che erano tratti distintivi e accessori del loro vestiario tipico; così ecco che basta un paio di occhialini con lenti tonde e montatura sottile messi su un limone, per far nascere John Lemon, così come un cappello di borsalino sopra un caco ed ecco che arriva Al Cacone, oppure Laurence d’Arabica, un chicco di caffè che indossa il tipico copricapo arabo. Il messaggio pubblicitario quando è intelligente è molto piacevole, e fra l’altro facendo bene il suo mestiere si fa ricordare e raggiunge il risultato. Di anno in anno questa campagna si è poi evoluta aggiungendo nuovi contenuti, affinando il messaggio, fino a giungere ai nostri giorni. Sarebbe interessante riflettere sull’argomento della promozione del prodotto alimentare oggi, quali messaggi di comunicazione passano sui media, fare confronti, dare giudizi, fare classifiche e soprattutto capire quanto sono capaci di influenzare le scelte del consumatore al punto da riuscire a cambiare le sue abitudini, chissà un giorno forse …
Ma torniamo per oggi al nostro Giovanni Verza, per mantenere la promessa di suggerirvi alcuni golosi utilizzi del cavolo verza dopo che ve ne avevo fatto acquistare uno intero la scorsa settimana.
Bene, visto che l’inverno è ancora in corso, prima che sfumi, giusto per utilizzare qualche foglia della vostra verza, fatevi dei bei Pizzoccheri alla Valtellinese, un piatto molto ghiotto e molto ricco, un piatto unico direi, che come dice il nome fa parte della tradizione della Valtellina. I pizzoccheri sono delle tagliatelle corte fatte con il grano saraceno, che fra le tante proprietà hanno anche quella di non contenere glutine, rendendolo adatto per chi ha tale intolleranza al posto della pasta. Nel condimento, appunto c’è anche la verza; non vi descrivo la preparazione perché su tutte le scatole di pizzoccheri ne trovate almeno una classica se non anche delle varianti, quindi eseguite alla lettera e non rimarrete delusi. L’unica nota personale che aggiungo è questa: utilizzate un coccio o una pirofila da forno come contenitore, condite come indicato e ripassate nel forno a 160° con il grill acceso per dieci minuti circa fino a che non sfrigola in superficie, dopo di che serviteli molto caldi … una meraviglia!
Però questo piatto come dicevo vi fa utilizzare solo poche foglie ancora, e quindi per farla fuori tutta ecco la vera proposta.

Verze gratin al provolone

Ingredienti per 6 persone: mezza verza, due grosse carote, 2 etti di provolone, 1/2 litro di besciamella al cumino (50 gr di burro, 50 gr di farina, sale, 1/2 cucchiaino di semi di cumino, sale), 4 cucchiai di olio e.v. di oliva, 2 spicchi d’aglio.

Innanzitutto, in funzione di quanta verza avete, regolate gli ingredienti in proporzione, d’altra parte se serve per finirla! Poi se decidete di fare la besciamella con il “latte” di soia come ho fatto io (dipende dai gusti, ha un sapore più delicato), usate rigorosamente soia non zuccherata. Facciamo la besciamella. In un pentolino scaldate il latte, in un altro sciogliete il burro a fuoco dolcissimo, aggiungete la farina a poco a poco mescolando fino a formare una crema densa e quando comincia a schiumare unite il latte un po’ per volta mescolando velocemente per evitare i grumi. Salate, aggiungete il cumino e proseguite a cuocere per dieci minuti. Tagliate le carote a dadini piccoli e la verza a strisce e scottateli in acqua salata in ebollizione per 5 minuti, dopo di che scolate bene il tutto. Tritate l’aglio e fatelo soffriggere nell’olio di oliva facendo attenzione che non si colori troppo. Adesso in una pirofila unta di olio, fate strati di verdure cotte cosparse di olio insaporito d’aglio, di provolone grattugiato e rivestite con besciamella. Infornate a forno caldo a 180°, accendete il grill e fate gratinare fino a formare una crosticina abbronzata di besciamella.

Cavolo che idea!

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One Response to Cavolo che Verza, Giovanni!

  1. luc says:

    E’ il caso di dire che Giovanni Verza e’ vivo e lotta insieme a noi

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